Dopo una lunga gestazione, arriva il 6 maggio in Italia Machete, l’ultimo film di Robert Rodriguez, nato quasi per caso da un fake trailer di Grindhouse: Planet Terror. Presentato in anteprima mondiale il 1° settembre scorso alla 67^ Mostra di Venezia, e accolto molto caldamente dal pubblico, Machete ha subito continui ritardi e rinvii nella distribuzione. Finalmente fra pochi giorni, anche il pubblico italiano potrà gustarsi questa pellicola. Tutto comincia con…

Confine fra Stati Uniti e Messico. In quella sottile striscia che separa la speranza dalla povertà, in cui sono i trafficanti a farla da padroni, nelle lande desolate spazzate dal vento e dalla polvere, un agente federale messicano pesta i piedi alla persona sbagliata, che non si fa scrupoli a eliminare la sua famiglia. Piccolo balzo in avanti; Machete Cortez (Danny Trejo), è uno dei tanti messicani irregolari che cerca di sbarcare il lunario con piccoli lavori a giornata. Insieme agli altri “fratelli” affolla la piazzetta dove la dolce Luz (Michelle Rodriguez), serve tacos ai lavoratori, sotto lo sguardo vigile dell’agente Sartana (Jessica Alba). Reclutato per quello che sembra uno dei tanti lavori di giardinaggio, Machete viene in realtà coinvolto in un giro di intrighi e corruzione. Ferito, e accusato di crimini che non ha commesso, scatenerà la sua vendetta su chiunque gli sbarri la strada.

Il tex-mex Robert Rodriguez mantiene la promessa, e riesce a creare da uno scherzo un lungometraggio ben riuscito. Rimanendo fedele al proprio stile, ci offre un prodotto che non delude, carico di quell’ironia scanzonata che abbiamo apprezzato in Dal tramonto all’alba e Planet Terror. E proprio da quest’ultimo vengono le maggiori ispirazioni, oltre a buona parte del cast di supporto. Machete è, prima di ogni cosa, un film che si prende in giro, una carrellata di stereotipi e frasi fatte, tipici dei film di azione a basso costo. L’ironia, che permea l’intero film, è sicuramente la colonna portante di questo prodotto. Le battute (“Machete don’t text!“), le situazioni paradossali (la guardia che si arrende appena lo vede arrivare), le trovate particolari (la croce fatta di televisori) e le piccole virate verso il trash (la liana fatta con l’intestino) generano un film estremamente godibile, non adatto al grande pubblico, ma soprattutto indirizzato ai cultori.

Dopo El Mariachi, Desperado e C’era una volta in Messico, Rodriguez aggiunge un altro tassello al genere di cui è pioniere, la cosiddetta mexploitation. Insieme a un cast di tutto rispetto, a una regia incisiva e ad altri ingredienti ben dosati, il regista serve un piatto tipico, molto folkloristico, gustoso e duro da digerire, che lascia un persistente gusto di guacamole in bocca. Perché dietro alle risate, alle lotte sanguinose, e gli stereotipi culturali, c’è, chiaro e forte, il dramma di un popolo dimenticato, di un paese dilaniato dal narcotraffico, segregato dalla potenza americana. Un popolo forte, che ha dato prova, nella storia, di sapere ciò che vuole, e di sapere come ottenerlo. Un popolo di ribelli e di sognatori. È questo il sottotesto del film, quello che vuole trasparire da dietro le immagini invecchiate e i colori sbiaditi, quello che non viene detto ma che arriva a pochi. La volontà forte di riabilitare un popolo troppo a lungo emarginato, anche tramite il cinema, che più di tutti i media colpisce le masse. Da questo impasto fuoriescono le creature di Rodriguez come Machete, incarnazione dello spirito battagliero messicano, sempre battuto ma mai vinto, o come Luz/Shé, la guerrigliera un po’ Comandante Clelia, un po’ Jena Plissken, con un chiaro riferimento a Che Guevara; o ancora, nelle vesti di villain, i perfidi signori della droga come Torrez (Steven Seagal) o gli ottusi politici texani come il senatore McLaughlin (Robert De Niro) un George W. Bush dal grilletto ancora più facile. Alla prova del fuoco, Machete si dimostra all’altezza delle aspettative, diverte e fa riflettere quel minimo che non fa mai male.

My Two Cents

Nella splendida cornice della Sala Grande del Palazzo del Cinema di Venezia, anche il film peggiore appare meno scadente. Quando poi il film diverte e appassiona, ti conquista definitivamente. Rivisto a distanza di mesi dall’anteprima veneziana, il gradimento non è comunque calato. Pur conoscendo già la storia, la visione è stata comunque piacevole e lo stile di Rodriguez ci ha sorpreso ancora, andando a rubare il posto di quel maestro che è stato per noi il Quentin Tarantino delle origini (Le iene, Pulp Fiction, Jackie Brown). Visibilmente emozionato, di fronte a una platea che inneggiava al suo nome, l’attore Danny Trejo si è divertito a imitare il suo personaggio, chiaramente divertito dall’evento. Chissà se negli anni trascorsi in carcere si era mai figurato un futuro di questo tipo. Ma il cinema da sempre regala sogni, no?

Curiosità:

– Jessica Alba si è rifiutata di girare la scena di nudo integrale, come dimostra la foto in galleria.

– Il personaggio di Machete è un richiamo al personaggio di Zio Machete, interpretato dallo stesso Danny Trejo in Spy Kids.

Il nome del personaggio interpretato da Jessica Alba, Sartana Rivera, richiama il celebre pistolero dei film spaghetti western, Sartana, interpretato da Gianni Garko in varie pellicole.

– Buona parte delle scene che componevano il fake trailer sono state effettivamente integrate nel film, rendendolo di fatto un trailer vero e proprio.

– Come già detto, nella sequenza della battaglia finale Michelle Rodriguez veste un abbigliamento, che è un chiaro omaggio al personaggio di Jena (Snake) Plissken, interpretato da Kurt Russell nei celebri film firmati da John Carpenter.

– Il film ha suscitato molteplici polemiche, in buona parte derivanti dagli ambienti conservatori americani, che si identificavano con i personaggi negativi della storia.

Scritto da Leonardo Ligustri.

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