La Damnation de Faust: l’English National Opera è riuscita nella grande impresa di portare Terry Gilliam a teatro, dopo quasi 20 anni di corteggiamento. Lo spettacolo, basato sull’opera di Berlioz e diretto dal regista di “Paura e Delirio a Las Vegas“, ha recentemente inaugurato la nuova stagione teatrale del Teatro Massimo di Palermo.

Così, dopo il grande successo al Festival di Venezia del Faust di Aleksandr Sokurov, lo spettatore ha la possibilità di venire nuovamente catapultato nel mondo “faustiano”; mondo che, questa volta, ha però i tratti della Germania nazista: scelta che dona nuova linfa vitale all’opera tradizionale.

Il viaggio di Faust si  apre nell’idillio bucolico del primo atto che riporta alla mente le ambientazioni tipiche del romanticismo, per giungere infine alle dure e precise linee stilistiche del nazismo. Questo viaggio nella cultura tedesca mette in evidenza tutta la bestialità dell’uomo, esacerbata dai combattimenti della seconda guerra mondiale. Proprio qui il Faust, assetato di conoscenza e annoiato dalla vita, si lascia convincere da Mefistofele ad intraprendere insieme a lui un viaggio alla ricerca della felicità. Nulla però sembra riuscire ad appagare il suo cuore, nemmeno la vita mondana di quegli anni, fatta di canti ebbri e antisemiti. Solo l’amore scuote l’animo di Faust che, pervaso dalla passione e reso vulnerabile dalla dolce Margherita, cede ad un patto col diavolo, perdendo la sua anima in cambio della salvezza della giovane ebrea, deportata in un campo di concentramento. Faust, ingannato, viene condotto così dal suo diabolico Caronte agli inferi dove lo aspetta la scena più forte di tutta la rappresentazione: una crocifissione a testa in giù su una svastica, mentre il corpo di Margherita ascende al regno dei cieli.

Il risultato è potente, di grande impatto. Le numerose scene corali sono cariche di movimenti e lo spettatore, che tenta strenuamente di cogliere anche il più piccolo particolare, viene travolto dall’atmosfera grottesca e cupa, inconfondibile firma del regista. Gli interpreti, dalla grande presenza scenica, si calano perfettamente nei personaggi. Su tutti spicca il baritono Luca Gallo (Mefistofele) che convince per la mimica perfetta e il piacevole ammiccare, misto di malizia e malvagità: un perfetto diavolo moderno spesso accompagnato da splendide e sinuose creature delle tenebre senza volto. Ma degne di nota sono anche le interpretazioni del tenore Gianluca Terranova e del soprano Anke Vondung nel ruolo dei 2 protagonisti; l’uno si inceppa nel primo atto, ma si riprende nei successivi, l’altra, delicata e padrona delle proprie corde, dà vita ad un’esecuzione quasi perfetta. Il ritmo narrativo serrato impedisce anche i normali cali fisiologici dell’attenzione e l’occhio viene catturato e incuriosito dalle scenografie, funzionali e intrecciate alla narrazione, come avviene nella prima scena in cui lo zaino di Faust si apre e si trasforma in una lavagna.

Chi ha potuto assistere alla prova anti-generale riservata agli studenti (magnifica iniziativa del Teatro Massimo) apprende, senza alcuna sorpresa, dagli articoli di giornale che anche la prima è stata un successo.

E coloro i quali non sono riusciti a vedere il maestro Roberto Abbado in smoking, di certo si sono persi ben poco della magia che il teatro in generale, e questo spettacolo in particolare, riserva a chi lo guarda. L’esecuzione del maestro testimonia come non servano papillons e giacche per essere credibili: la direzione, attenta e partecipe, è tanto vicina ai movimenti dello spartito che i respiri del pentagramma coincidono con quelli del direttore.

Ma a questo punto una domanda sorge spontanea: dopo aver cancellato la voce “opera lirica” dalla lista delle cose da fare, riuscirà Gilliam a depennare anche il “Don Chisciotte”?

Scritto da Giuliana Checchini.

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COMMENTI

  1. capisco che è una recensione da cinema, ma non scrivete cose sbagliate sui cantanti per favore, cosa si inceppa gianluca terranova???dove si inceppa??cosa stai dicendo gnurant! ma se non conosci l opera lirica e fai il recensore di cinema, scrivi di cinema e taci sul resto. come ti permetti di scrivere a casaccio che terranova si inceppa? che ha fatto per tutte le recite (4) una interpretazione meravigliosa dal punto di vista vocale e scenico. che nessun altro tenore al mondo puo fare questa parte come l ha fatta lui. (e io oltre la sua ne ho sentite 5 produzioni negli ultimi 15 anni) terry gilliam davanti al pubblico in delirio lo ha abbracciato e ringraziato alla prima come protagonista del suo faust. e’ proprio vero che in italia tutti crediamo di saper fare tutto. adesso ci mettiamo a criticare anche cose che non conosciamo,
    bravo lei …sig.??
    francesca malipiero

  2. Gentile Francesca,
    una recensione si base anche sulla percezione dello spettatore, il quale decodifica l’opera a modo suo. Se lei desidera arricchire l’articolo con personali conoscenze e impressioni, questo spazio è dedicato a lei; nel rispetto delle idee altrui.
    La redazione.

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